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DICEMBRE 2004 - N.1
ARTICOLI:
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Comunismo Domani di Enzo Acerenza
Comunismo, maledetta parola.
Il tempo di Berlusconi politico h scandito dall'utilizzo accusatorio di questa parola. Comunisti sono tutti quelli che non si allineano alle sue posizioni. Comunisti i giudici che cercano di incastrarlo. Comunisti Fassino e Prodi. Comunista anche il povero Biagi.
In ogni contraddizione del sistema Berlusconi vede lo zampino dei comunisti. E ogni volta gli accusati reagiscono all'accusa infamante rispondendo che loro sono riformisti, democratici, "civili", ma non comunisti.
E' tutto un teatrino?
In effetti hanno ragione entrambi.
A livello istintivo, quasi "animalesco", Berlusconi percepisce che le contraddizioni della societ` dei borghesi aprono, in ultima analisi, le porte di nuovo alla sovversione, all'insorgenza degli operai, a quello che comunemente e con un termine ormai inflazionato, si definisce comunismo e, identificando questa societ` con il suo governo, se non addirittura con la sua persona, accusa chiunque lo critichi di essere un comunista, un sovversivo.
I rappresentanti della sinistra negano, a loro volta, qualsiasi "collusione" con quel comunismo. Loro sono per la conservazione del sistema, ne sono parte integrante, ne condividono la difesa e i privilegi con i padroni come Berlusconi. Abiurano qualsiasi legame con le insorgenze degli operai del passato e hanno un sacro terrore di quelle che si paventano per il futuro.
Il grido di "al lupo, al lupo" di Berlusconi fa loro paura. Rischia di risvegliarlo sul serio il lupo.
Non si sbagliano. Sia Berlusconi che loro hanno entrambi ragione.
Le condizioni storiche che maturano ripropongono vecchie paure di borghesi in chiave reale.
Il sistema d` segni evidenti di crisi. Si ripropone in tutta la sua forza l'esigenza di sovvertirlo, di toglierlo di mezzo. Non h perr la riaffermazione di vecchi principi, ma "la necessit` di definire le condizioni politiche e sociali di un movimento di liberazione di una classe determinata", gli operai, quando il ciclo del capitale ha raggiunto di nuovo il suo ricorrente epilogo: la crisi.
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Truffatori, Imprenditori e Banchieri di Franco Rossi
Il caso Parmalat h ormai sepolto. La magistratura segue il suo corso, i diretti responsabili sotto processo, gli stabilimenti "ristrutturati", con molti operai in esubero, ma formalmente salvi.
La truffa del burro. Tutti hanno cercato di confinarlo nell'ambito limitato delle attivit` illegali.
Una truffa e basta.
La verit` h un'altra e per questo il caso Parmalat h ancora attuale. Esso squarcia il velo della mistificazione capitalistica e ci fa apparire la realt`. Scopriamo che la situazione del sesto gruppo economico italiano prima della crisi, h molto simile a quella degli altri grandi gruppi e ci fa capire cosa pur succedere al sistema economico italiano nel prossimo futuro.
Si chiarisce l'intreccio truffaldino, ma congenito del sistema, tra banche e imprese e tutta la mistificazione sul piccolo risparmio, come grande "motore" dell'economia.
Si svela l'inconsistenza di tutti gli organi di controllo sulle imprese, che oggettivamente non possono controllare niente, perchi profondamente collusi con il sistema delle imprese e delle banche.
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Misurazione scientifica dei tempi e uso capitalistico delle macchine di Claudio Serpico
La questione delle metriche, cioh di metodi sistematici di analisi e misurazione del tempo di lavoro degli operai, ha avuto una certa risonanza negli ultimi anni sia tra gli operai sindacalizzati delle maggiori fabbriche italiane che nel dibattito 'a sinistra' sulle questioni del lavoro. Benchi i primi sistemi metrici tabellari (per es. il sistema americano MTM) siano stati sviluppati all'inizio dello scorso secolo, il problema metriche, come problema di contrattazione sindacale, entra nella storia degli operai italiani, in particolari degli operai FIAT, con gli accordi di fine anni sessanta. In quegli accordi, il sistema tabellare TMC, derivato dall'MTM, diventa il metodo ufficiale per stabilire i tempi in cui gli operai devono svolgere le operazioni in postazione, eliminando il sistema precedente basato sul cronometro e il giudizio soggettivo del tecnico dell'ufficio tempi. La FIAT negli anni ha sviluppato, in maniera piy o meno strisciante, nuovi sistemi metrici, successivamente battezzati TMC2, che stabiliscono tempi piy bassi, cioh richiedono maggiore velocit` di esecuzione. Nell'area della sinistra sindacale h stato denunciato, seppure tardivamente, l'utilizzo delle nuove metriche, ma le posizioni piy critiche hanno solo cercato di difendere le vecchie metriche (MTM e TMC) contro il TMC2. In questo articolo si parte da un presupposto del tutto diverso: l'uso di sistemi standard di misurazione del tempo di lavoro operaio non h un metodo neutrale ma h legato al concreto sviluppo dell'industria capitalistica e dell'uso della tecnologia e della scienza ai fini capitalistici. Questi sistemi sono possibili solo perchi l'operaio h sempre piy ridotto ad una pura appendice della macchina. In questo senso, le diverse metriche corrispondono a diverse fasi dello sviluppo dell'industria e quindi diverse fasi di sottomissione degli operai ai sistemi di produzione automatici. Il ragionamento h articolato facendo riferimento ai diversi momenti dello sviluppo dell'industria metalmeccanica italiana con speciale riferimento al gruppo FIAT. Sono analizzati specificamente le vicende delle nuova fabbrica integrata (Melfi e Pratola Serra) e del contraccolpo dell'avvio delle nuove metriche su le fabbriche di precedente costruzione come Pomigliano d'Arco e Mirafiori. Il lavoro si conclude fornendo una serie di elementi su cui riflettere per aprire una nuova stagione di lotte contro i ritmi.
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